Norma e Brünnhilde: donne all’opera

Se vi intrigano i personaggi femminili complessi e dal carattere forte, e se amate l’opera, i nomi di Norma e di Brünnhilde non possono lasciarvi indifferenti.

Richard Wagner aveva un particolare amore per la Norma di Vincenzo Bellini (e io con lui, perciò non mi stupisco affatto di come si possa essere insieme belliniani e wagneriani). Aveva un particolare amore per Norma, dicevo, e si vede. Mi è capitato spesso di pensare che c’è una forte analogia tra Norma e uno dei personaggi principali del Ring: Brünnhilde. Ho scoperto che mi conforta in questa mia opinione un saggio di Luca Zoppelli, L’eroe in trappola: Il crepuscolo degli dei, dedicato all’opera conclusiva della tetralogia.

Interessante è anche la stretta parentela del suo plot con quello di Norma, opera che Wagner amava ed ammirava, per il suo respiro tragico, forse più di ogni altra. (L’eroe è unito ad una donna sublime, dalla personalità quasi sovrumana. Si lascia tuttavia affascinare da un’altra donna, dimentica i suoi doveri verso la prima compagna, ne suscita la disperata gelosia. La donna tradita si vendica traendo il suo uomo a morte: decide però, in una suprema riconciliazione, di seguirlo al rogo).

Anziché costruire il mio parallelo sulle trame, però, io lo costruirei anzitutto sulle figure, sui caratteri di queste due donne. Due personaggi che amo moltissimo, tra i più splendidi dell’opera tragica. Due personaggi forti e ricchi di chiaroscuri, di tormenti, di contrasti interiori.
Entrambe Continua a leggere

L’usignolo: poesia e musica – 3

Per continuare il percorso sull’usignolo tra poesia e musica…

…ecco il Lied di Franz Schubert (1797-1828) che nella scorsa puntata avevamo ascoltatato dalla voce baritonale di Dietrich Fischer-Dieskau: An die Nachtigall, opera postuma 172 (Sechs Lieder) n. 3, alias D 196, composta nel 1815 e pubblicata nel 1865.
Il testo è di Ludwig Heinrich Christoph Hölty (1748-1776), An eine Nachtigall, die vor meinem Kammerfenster sang (“A un usignolo che canta fuori dalla finestra della mia camera”), forse riadattato da Johann Heinrich Voss (1751-1826).
Qui lo interpreta il soprano Elly Ameling con l’accompagnamento di Dalton Baldwin al pianoforte.

Geuß nicht so laut der liebentflammten Lieder
tonreichen Schall Continua a leggere

Le Cid, o lo scoramento dell’eroe

Dopo aver scherzato sulla Chanson de Roland, cambiamo poema epico e figura leggendaria e passiamo a El Cid, ovvero il nobile castigliano Rodrigo Díaz conte di Bivar. Ma restiamo in terra di Francia per ascoltare un’estratto dall’opera di Jules Massenet, Le Cid.
Non mi piacciono gli eroi senza macchia e senza paura. Mi piacciono i personaggi che sono persone e, in quanto tali, sono fragili, si lasciano assalire da dubbi e da timori, hanno momenti di debolezza e di scoramento. Ed è proprio lo scoramento che, pur compensato dalle certezze incrollabili dell’eroe e del campione della fede (non potrebbe essere altrimenti), riesce a esprimere mirabilmente la voce tenorile di Georges Thill, in questa incisione del 1933, interpretando Rodrigue nella celebre aria dell’Atto III: Ô souverain, ô juge, ô père.

RODRIGUE
(seul, avec un profond découragement)
Ah! tout est bien fini…
Mon beau rêve de gloire,
mes rêves de bonheur
s’envolent à jamais!
Tu m’as pris mon amour,
tu me prends la victoire,
Seigneur, je me soumets!

Ô souverain, ô juge, ô père,
toujours voilé, présent toujours,
je t’adorais au temps prospère,
et te bénis aux sombres jour.
Je vais où ta loi me réclame,
libre de tous regrets humains.
Ô souverain, ô juge, ô père,
ta seule image est dans mon âme
que je remets entre tes mains.

Ô firmament azur, lumière,
esprits d’en haut, penchés sur moi,
c’est le soldat que désespère,
mais le chrétien garde sa foi.
Ô souverain, ô juge, ô père!
Le serviteur d’un juste maître
répond sans crainte à ton appel,
ô souverain, ô juge, ô père!

RODRIGO
(solo, in preda a un profondo sconforto)
Ah! Tutto è ormai finito.
Il mio bel sogno di gloria,
i miei sogni di felicità
scompaiono per sempre!
Tu mi hai tolto il mio amore,
tu mi togli la vittoria,
Signore, mi inchino al tuo volere!

O Sovrano, o Giudice, o Padre,
sempre velato, sempre presente,
ti ho adorato nei tempi prosperi
e benedetto nei giorni bui.
Vado dove la tua legge mi richiama,
libero da ogni dolore umano.
O Sovrano, o Giudice, o Padre,
solo la tua immagine è nella mia anima,
che rimetto nelle tue mani.

O firmamento azzurro, luce,
spiriti del paradiso, chinatevi su di me,
è il soldato che dispera,
ma il cristiano conserva la sua fede.
O Sovrano, o Giudice, o Padre!
Il servo di un giusto padrone
risponde senza timore alla tua chiamata.
O Sovrano, o Giudice, o Padre!

La Chanson de Roland

Ribloggato da Das Zauberbuch:

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Ecco un mio racconto breve che risale ai tempi del liceo. È ispirato all'Adelchi di Manzoni, con prospettiva rovesciata, e naturalmente alla figura leggendaria, epica e letteraria del paladino - trasfigurata.

LA CHANSON DE ROLAND

Ricordo bene quella notte. Le tenebre erano già calate da molto tempo e io mi rigiravo stancamente nel mio giaciglio, senza trovare pace. Dallo scorcio della finestra, che mi soffiava contro uno spiffero maligno, contemplavo le stelle che baluginavano nel limpido cielo di Francia.

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Un altro vecchio post, con un vecchio racconto. Che parla ironicamente di storia, ma soprattutto, in fondo, della letteratura e del suo potere di trasfigurare.

Polacca russa e polacca ungherese


Pëtr Il’ič Čajkovskij, Polonaise, apertura del III atto dell’opera Evgenij Onegin (tratta dal poema di Aleksandr Sergeevič Puškin).
Orchestra del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, dirige Valerij Abisalovič Gergiev.


Franz Liszt, parafrasi per pianoforte della Polonaise dall’Evgenij Onegin di Čajkovskij (opera S 429).

L’usignolo: poesia e musica – 2

Continua il percorso sull’usignolo nella musica e nella poesia.
Ecco una poesia di Christian Reinhold (1813-1856), musicata da Johannes Brahms (1833-1897): op. 97 (Sechs Lieder) n. 1.

O Nachtigall,
dein süßer Schall,
er dringet mir durch Mark und Bein.
Nein, trauter Vogel, nein!
was in mir schafft so süße Pein,
das ist nicht dein,
das ist von andern, himmelschönen,
nun längst für mich verklungenen Tönen.
In deinem Lied ein leiser Widerhall!
O usignolo,
il tuo dolce canto,
mi attraversa tutto il corpo.
No, caro uccello, no!
ciò che suscita in me una pena così dolce
non è il tuo canto,
ma sono altri suoni, celestiali,
ormai da tempo svaniti per me.
Nella tua canzone trovo una loro lieve eco.

Qui canta il soprano Anneliese Rothenberger con Gerald Moore al pianoforte.

Ed ecco un Lied di Franz Schubert Continua a leggere

Il tenore sconfitto: una chicca

Prendete un testo di Vitaliano Brancati e fatelo musicare da Vincenzo Tommasini. Rappresentatatelo poi al Teatro Eliseo di Roma, nel ciclo di spettacoli della stagione dell’Anfiparnaso (1950). Ecco, nasce la farsa musicale Il tenore sconfitto, ovvero la presunzione punita.

Un atto unico, circa un quarto d’ora in tutto: divertentissimo libretto di Vitaliano Brancati e stile musicale sobrio ed efficace di Vincenzo Tommasini. Trama gustosa, divertente, appunto farsesca. Continua a leggere

E ancora una volta è lì

E ancora una volta è lì, in piedi, di fronte a me. Mi rivolge un sorriso appena accennato, un sorriso complice, eppure misto di tensione, di ansia e di impazienza. Getta un veloce sguardo alla sua destra, lontano, fuori dal cerchio di luce che avvolge solo noi due.
Poi si siede, senza smettere di fissarmi, e prende un respiro. Continua a leggere